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Cosa significano le Emoji – orientarsi in un mare di faccine 😎

Tra rebus e rime baciate

Nel mondo dei social esistono due opposti gruppi di persone.
Da una parte ci sono utenti convinti che, in fondo in fondo, il linguaggio verbale non sia importante e che ogni messaggio possa essere tradotto con una serie tendente all’infinito di faccine e di altri simboli.
Sono quelli che anziché chiederti se ti va un aperitivo, ti scriveranno un enigmatico: “🐝🕢❓”; che ti racconteranno così il loro ultimo appuntamento al buio: “😍💃💞” e che trasformeranno le conversazioni su WhatsApp in rebus indecifrabili anche per il direttore della Settimana Enigmistica.

Dalla parte opposta abbiamo invece i sostenitori della purezza della lingua, pronti a scrivere un sonetto in rima baciata anche per invitarti a una partita di calcetto e che, cascasse il mondo, non utilizzeranno uno smile nemmeno sotto tortura.

Imparare a utilizzare nel modo corretto i simboli grafici, cogliendone il valore pur senza esagerare, non è soltanto un ottimo modo per migliorare le proprie performance digitali, ma anche un consiglio da amici, per evitare di diventare inconsapevolmente parte di uno di questi gruppi.

Si fa presto a dire Emoji

Anzitutto un chiarimento: “emoji” non è, come in molti credono, un simpatico diminutivo di “emoticon”, ma l’unione dei termini giapponesi e (immagine), mo (scrittura) e ji (carattere). L’emoji non è dunque altro che una parola espressa tramite un’immagine.

Questi “caratteri speciali” nascono alla fine degli anni Novanta con uno scopo ben preciso: quello di poter dire il più possibile, utilizzando il minimo spazio.
Questa funzione, in parte ancora attuale, ha perso ormai la sua centralità.
Oggi le celebri faccine gialle sono diventate una parte fondamentale della nostra comunicazione digitale e non c’è luogo nel web in cui non siano ormai di casa.

Per rendere l’idea: il 92% della popolazione online utilizza quotidianamente le emoji e solamente nei post di Facebook ne vengono utilizzate ogni giorno più di 700 milioni!
Nonostante questi dati, sono ancora in molti a ritenere tutto ciò una moda passeggera e un elemento poco adatto al mondo del marketing.

Ma la verità è che il fenomeno delle emoji è molto più complesso di quanto non si creda, e che un loro utilizzo intelligente potrebbe davvero aiutarti a migliorare il tuo business.

Emozioni non verbali

Prima di vedere in che modo le emoji possano diventare un elemento utile per la tua strategia di comunicazione, cerchiamo però di cogliere le implicazioni più profonde che il loro utilizzo ha avuto su un piano linguistico, psicologico e sociale.

Uno dei grossi limiti della lingua scritta è sempre stato la sua difficoltà nel trasmettere le emozioni.
Certo, Proust non aveva bisogno di ricorrere a faccine sorridenti per divertire il lettore; ma pochissimi (forse nessuno) sanno scrivere bene come Proust e nella nostra quotidianità, non è sempre facile farsi capire.
Quante volte ci è capitato, per esempio, che un nostro amico non riuscisse a cogliere il tono scherzoso di un messaggio su WhatsApp e lo scambiasse per un rimprovero?

Queste incomprensioni sono dovute al fatto che, quando scriviamo, non possiamo utilizzare quei linguaggi non verbali (espressioni del viso, gesti delle mani, tono della voce) di cui invece ci serviamo quando discutiamo di persona.

È proprio in questo che le emoji possono esserci d’aiuto. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che esse sono in grado di attivare quelle stesse parti del cervello che adoperiamo quando affrontiamo un dialogo faccia a faccia.

Ricevere un messaggio come: “Ma smettila di dire cavolate! 🤣”, sarà molto diverso dal riceverne uno come questo: “Ma smettila di dire cavolate! 😡”. Nel primo caso il tono ci sembrerà più scherzoso, nel secondo più severo. Eppure, senza emoji, correremmo il rischio di interpretare in maniera scorretta quel messaggio.

Comunicare con i simboli

Nel 2015 l’Oxford Dictionary ha scelto come parola dell’anno la celebre faccina che piange di gioia (questa: 😂). La cosa può sorprendere: era la prima volta che un’istituzione linguistica assegnava un riconoscimento a un carattere non verbale e che, di conseguenza, ne riconosceva l’importanza.

L’emoji in questione è stata per anni la più utilizzata al mondo, ma proprio quest’anno è stata superata dalla faccina che piange disperatamente: 😭.
A dispetto di quanto può sembrare, è un dato importante: è la prova che le emoji, così come ogni linguaggio, riflettono ed esprimono i cambiamenti della società. Il fatto che i pianti abbiano superato le risate infatti, la dice lunga sul nostro stato emotivo, provato dalla pandemia, dalla crisi economica e da altri fattori di stress.

Ma se una rondine non fa primavera, ecco qualche altro dato per confermare questa tesi. Nei mesi della prima ondata pandemica l’emoji raffigurante il virus (🦠) ha conosciuto una vera impennata nell’utilizzo. La stessa cosa è successa all’emoji del pugno nero (✊🏿) durante le proteste del “Black Lives Matter” e all’emoji della siringa (💉) durante la campagna vaccinale.

Il potenziale comunicativo di questi simboli è sempre più evidente anche per le istituzioni linguistiche (come nel caso dell’Oxford Dictionary) e politiche. In Cina ad esempio, alcune emoji sono state vietate dopo che diverse persone avevano iniziato a utilizzarle per esprimere il loro disappunto nei confronti del governo.

Vediamo dunque che quanto succede attorno a noi ha un riflesso importante sul nostro modo di comunicare e che anche le emoji sono un valido strumento con cui possiamo interagire con la realtà:
Ad esempio, iniziare un copy di Facebook così: “🌍🌱” farà capire immediatamente agli utenti che in quel post si parlerà di ecologia. Iniziarlo con il simbolo di un pc (💻) darà invece un evidente indizio sul fatto che si parlerà di informatica.

E ora, se siete finalmente convinti della loro importanza, vediamo assieme alcune dritte su come utilizzare al meglio le emoji nella propria comunicazione d’impresa.

Perché usare le emoji

Da quanto detto fin qui è chiaro che utilizzare le emoji ti aiuterà anzitutto nel comunicare in maniera più efficace e nell’indirizzare le emozioni del tuo pubblico verso il tuo brand: ricordati infatti che il marketing non è solo awareness e conversioni, ma anche empatia e capacità di mettere al centro il cliente, i suoi desideri e i suoi bisogni.

Inoltre ti permetterà di orientare l’attenzione degli utenti verso determinati contenuti, aiutandoli a capire fin da subito di cosa si parla. Ricorda infatti che per catturare l’attenzione, spesso un’immagine è meglio di mille parole!

Infine le emoji possono rendere il tuo tone of voice amichevole e più adatto a certi ambienti web, social network in primis, aiutandoti a instaurare un rapporto più umano e più informale con i tuoi potenziali clienti.

Se ancora sei diffidente, ecco i dati: secondo le statistiche più aggiornate, su Facebook il 57% dei post che utilizzano emoji ottengono migliori interazioni. Noi stessi abbiamo effettuato un A/B test sull’uso delle emoji qualche tempo fa.

Qualche accortezza in più

Oltre a quanto detto fino ad ora, concludiamo lasciandoti una lista di spunti e di consigli utili, da non dimenticare!

  • Assicurati di conoscere le emoji che usi

    Le emoji non hanno sempre un significato così immediato e il rischio di incorrere in un doppio senso è sempre dietro l’angolo. Se non sai cosa stai scrivendo, non scriverlo. Ed evita di inviare melanzane al tuo capo 🍆🍆.

  • È il contesto che comanda

    Vedila così: mandare una mail carica di faccine all’ufficio marketing di un prospect, sarebbe come presentarsi in consiglio d’amministrazione in pantaloncini e ciabatte. A meno che tu non sia Mark Zuckerberg, meglio evitare.

  • Non esagerare!

    Se una o due emoji possono suscitare simpatia, un copy composto soltanto di faccine avrà l’effetto opposto. Ricorda che il tuo scopo è di avvicinare il cliente comunicando un’emozione, non di fargli decifrare un messaggio criptato.

  • Rispetta il messaggio del tuo brand

    Se sei il gestore di un pub e il tuo pubblico sono ragazzi giovani, un emoji in più non può far male. Se invece lavori al Ministero della Giustizia, forse meglio evitare tutti quei cuoricini.

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