Perché abbiamo reso il nostro sito accessibile (anche se non siamo obbligati a farlo)

Accessibilità siti web, agenzia specializzata

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La nostra agenzia non rientra nell’obbligo normativo, ma abbiamo comunque fatto la scelta di rendere il nostro sito accessibile. Perché oggi l’accessibilità è molto più di una norma: è un’opportunità concreta per migliorare l’esperienza utente, aumentare la visibilità online e valorizzare il brand.

In questo articolo vedremo passo per passo:

  • Cos’è l’accessibilità web e a quali esigenze risponde;
  • Chi è obbligato ad adeguarsi (e cosa rischia se non lo fa);
  • Come capire se il tuo sito è accessibile in modo facile e veloce;
  • Perché abbiamo scelto di rendere il nostro sito accessibile;
  • Cosa abbiamo fatto per raggiungere questo obiettivo.

Cosa si intende per inclusività e accessibilità web?

Parlare di accessibilità web significa parlare di diritti digitali. Permette di progettare e sviluppare siti web che siano davvero inclusivi, realmente fruibili da tutte le persone, indipendentemente dalle eventuali disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. 

Tipologie di disabilità
Fonte: Esri

È l’idea, tanto semplice quanto potente, che nessuno dovrebbe essere escluso dalla navigazione online solo perché usa strumenti diversi – uno screen reader, una tastiera alternativa o un display braille – o si trova in condizioni che limitano l’interazione con un sito.

L’accessibilità è il principio secondo cui il web dovrebbe essere un luogo per tutti. Non solo per chi può cliccare, leggere, ascoltare e interagire con i siti in modo “tradizionale”, ma anche per chi affronta degli ostacoli che la tecnologia ha il potere di abbattere

Essere inclusivi permette quindi aprire le porte del digitale ad un’importante fetta della popolazione, che spesso viene poco considerata: basti pensare che nel mondo si contano oltre 1,3 miliardi di persone con disabilità (il 16% della popolazione globale), e che in molti casi queste persone non possono nemmeno navigare liberamente online.

In Antartika crediamo che l’accessibilità sia certamente una responsabilità, ma anche un’opportunità: per migliorare l’esperienza utente, rafforzare il brand e contribuire ad un mondo digitale più equo. Ne abbiamo parlato in questo articolo: Siti Web Accessibili.

Obblighi di legge per aziende e siti web: cosa sapere

L’accessibilità digitale sta per diventare una responsabilità concreta anche per le aziende. Non è più solo una buona prassi: è un obbligo di legge con scadenze precise.

In Italia è già obbligatoria per la pubblica amministrazione e per alcune mega imprese; ma con la Direttiva Europea 2019/882, l’obbligo si estende a gran parte del settore privato.

Dal 28 giugno 2025 dovranno essere considerati accessibili:

  • Tutti i siti web, le app e i servizi digitali rivolti al pubblico;
  • Saranno escluse solo le microimprese (meno di 10 dipendenti o fatturato inferiore ai 2 milioni) 

Chi pubblica o gestisce un sito, anche piccolo, dovrà garantire il rispetto dei requisiti minimi di accessibilità definiti nelle linee guida WCAG 2.1 (e prossimamente WCAG 2.2): testi alternativi, navigazione da tastiera, contrasto adeguato, compatibilità con screen reader.

Cosa si rischia se un’azienda soggetta all’obbligo decide di non adeguarsi?

  • Sanzioni amministrative – possono arrivare da 2.500 € a 40.000 € per le PMI, e fino al 5% del fatturato per le grandi imprese corporate;
  • Esclusione da bandi e gare, anche per privati;
  • Azioni legali da parte degli utenti esclusi dall’uso di un servizio;
  • Danno reputazionale che oggi incide molto sulla percezione del brand.

Un esempio concreto: assenza di accessibilità – il caso del sito di Beyoncé

Forse può sembrare un tema lontano dalla quotidianità, ma le segnalazioni per inaccessibilità dei siti web sono sempre più frequenti – e spesso partono da singoli utenti.
Un esempio noto è quello del sito ufficiale della cantante Beyoncé, che nel 2019 è stato oggetto di una denuncia legale per mancanza di accessibilità da parte di una fan non vedente. Il sito non era compatibile con screen reader, impedendo la navigazione autonoma.

Screenshot The Guardina notizia
Fonte: The Guardian

Questo episodio ha avuto ampia risonanza, mostrando quanto sia semplice per un utente segnalare un contenuto non accessibile, soprattutto in assenza di una dichiarazione ufficiale che indichi chiaramente a chi rivolgersi.
Quando manca questa informazione, l’utente può inoltrare la segnalazione direttamente all’ente preposto.

In Italia, in questi casi, la segnalazione viene trasmessa all’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), che può avviare un procedimento di verifica e richiedere gli adeguamenti necessari.

Pubblicare una dichiarazione di accessibilità, anche se non si è obbligati per legge, non solo è una buona pratica, ma rappresenta anche una forma concreta di trasparenza e tutela per l’azienda.

Come capire se il tuo sito è accessibile: alcuni spunti

Hai già un sito online e ti stai chiedendo se rispetta i criteri di accessibilità? La buona notizia è che oggi esistono numerosi strumenti online, gratuiti e intuitivi, che permettono di effettuare una prima verifica, anche senza competenze tecniche specifiche. 

Tra i tool disponibili citiamo WAVE – Web Accessibility Evaluation Tool

Il suo funzionamento è semplice: basta inserire l’URL delle pagine del tuo sito per ottenere, in pochi secondi, una mappa visiva dettagliata degli errori/alert di accessibilità, accompagnata da spiegazioni chiare e classificazioni per gravità.

Tra le problematiche più comuni che è possibile rilevare, citiamo:

  • elementi non leggibili dai lettori di schermo;
  • immagini senza testo alternativo descrittivo;
  • uso errato della gerarchia dei titoli o del codice semantico;
  • contrasti insufficienti tra testo e sfondo;
  • etichette mancanti nei moduli o nei pulsanti interattivi.
Esempio di audit con WAVE

Naturalmente tali strumenti non sostituiscono test di usabilità eseguiti da persone disabili, ma rappresentano un primo passo utile per comprendere lo stato di accessibilità del sito e identificare le aree più critiche. Se ricevi numerosi alert, è probabile che alcuni utenti con disabilità abbiano delle difficoltà a navigare il tuo sito.

Perché abbiamo scelto di rendere il nostro sito accessibile?

Dal punto di vista legale, non saremmo tenuti a farlo – siamo una microimpresa che non supera i 10 dipendenti o un fatturato annuo di 2 milioni. Questo ci esclude, almeno per ora, dagli obblighi previsti dalla normativa europea sull’accessibilità: ma abbiamo comunque deciso di adeguare il nostro sito, per motivi che vanno oltre la semplice conformità.

1. Perché è una scelta inclusiva e concreta

Accessibilità significa rendere i contenuti disponibili al 100% degli utenti online, comprese le persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. Parliamo di oltre 1,3 miliardi di persone nel mondo: escluderle, anche involontariamente, equivale rinunciare ad una parte reale e consistente del mercato.

2. Perché migliora la qualità complessiva del sito

Un sito accessibile è più ordinato, più coerente e più chiaro – di fatto, è un sito migliore. E questo non aiuta solo chi ha delle disabilità, ma ottimizza la navigazione per tutti gli utenti, su qualsiasi dispositivo e in qualsiasi contesto (basti pensare a chi usa il sito con una connessione lenta o sotto la luce diretta del sole). Molti degli interventi che migliorano l’accessibilità coincidono con le best practice per la User Experience.

3. Perché ha un impatto diretto sulla SEO

Come si poteva immaginare, i siti accessibili registrano incrementi notevoli di traffico organico: in uno studio condotto da SEMRush e Accessibility Checker su oltre 600 siti il 73% ha visto una crescita, e il 66% ha registrato un aumento superiore al 50%. Questo perché i principi dell’accessibilità – struttura semantica, testi alternativi, leggibilità, focus visibile – coincidono in gran parte con i criteri premiati dai motori di ricerca.

4. Perché rafforza la nostra brand image

Avere un sito accessibile significa comunicare affidabilità, interesse verso gli utenti e una visione orientata al lungo periodo. È un messaggio concreto che parla anche a chi non ha disabilità: dimostra attenzione ai dettagli, trasparenza e capacità di investire nella qualità.

5. Perché l’accessibilità migliora l’esperienza per tutti e porta benefici al business

In molti ambiti – dai marciapiedi con rampe agli ascensori vocali, dai sottotitoli nei video fino alla segnaletica ad alto contrasto – gli accorgimenti pensati per chi ha una disabilità si sono rivelati utilissimi per tutti. È il principio del design universale: progettare con l’accessibilità in mente produce soluzioni più funzionali, più comode e più intelligenti per l’intera utenza.

Lo stesso vale online: un sito accessibile è più leggibile per chi ha fretta o non ha gli occhiali sotto mano, più navigabile per chi usa solo lo smartphone, più usabile per tutti, etc.

L’accessibilità migliora la leggibilità, la struttura dei contenuti, la prevedibilità delle azioni: tutte caratteristiche che rendono l’esperienza utente più semplice e fluida per chiunque.

Ed è proprio da questa qualità trasversale che derivano i benefici concreti per il business: un sito più usabile riduce il tasso di abbandono, migliora le conversioni, aumenta la visibilità organica nei motori di ricerca e amplia il pubblico potenziale.

Un sito accessibile funziona meglio per tutti

In che modo abbiamo reso il nostro sito accessibile?

Per rendere il nostro sito accessibile abbiamo seguito un approccio graduale e concreto, partendo da un’analisi oggettiva dello stato di fatto e le possibili ottimizzazioni.

1. Verifica iniziale con strumenti automatici

Abbiamo eseguito un audit del sito tramite WAVE (Web Accessibility Evaluation Tool), con il quale abbiamo individuato in modo immediato le criticità presenti sul sito:

  • testi alternativi mancanti su alcune immagini;
  • errori nella struttura gerarchica dei titoli;
  • problemi di contrasto del colore in alcune sezioni;
  • moduli e pulsanti privi di etichette riconoscibili da tecnologie assistive.

2. Adeguamento del codice

A partire dai risultati emersi, abbiamo lavorato sull’ottimizzazione del codice, correggendo e/o riprogettando le componenti non conformi. Tra gli interventi citiamo:

  • aggiunta di alt text descrittivi alle immagini;
  • riorganizzazione dei titoli per migliorare la navigazione via tastiera;
  • aumento del contrasto cromatico per i testi principali;
  • inserimento di etichette visibili e semanticamente corrette nei form.

3. Dichiarazione di accessibilità

Una volta completata la risoluzione delle criticità, abbiamo redatto e pubblicato sul sito la nostra dichiarazione di accessibilità (altrettanto obbligatoria), dove specifichiamo:

  • il livello di conformità raggiunto rispetto agli standard WCAG;
  • le eventuali limitazioni ancora presenti (se temporanee o marginali);
  • le modalità di contatto per segnalare problemi di accesso o richiedere supporto.

Conclusioni

L’accessibilità non è più un tema di nicchia: sta diventando a tutti gli effetti un parametro essenziale della qualità digitale, al pari della sicurezza, delle performance o della SEO. Non solo perché lo impone la normativa, ma perché lo richiedono sempre più spesso gli utenti, attenti all’esperienza online e ai valori dei brand.

Per le aziende, è un’occasione concreta per migliorare: più utenti raggiunti, più visibilità online, più fiducia nel brand.

accessibilità wcag checklist

In Antartika abbiamo scelto di non aspettare l’obbligo di legge, ma di agire per tempo, con metodo e, crediamo, con lungimiranza. E oggi possiamo fare lo stesso per te.

Vuoi rendere il tuo sito accessibile? Contatta la nostra agenzia: possiamo effettuare un audit completo del tuo sito, identificare le criticità e accompagnarti in questo obiettivo.

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