Intelligenza Artificiale: ciò che non si conosce fa paura

Artificial Intelligence Antartika

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L’Intelligenza Artificiale è uno dei temi più caldi del 2023: a differenza di quelli passati come il web 3.0 o il metaverso, l’IA Generativa è già entrata nella quotidianità di molte persone e probabilmente ci resterà.

Diversamente dal passato però, l’intelligenza artificiale desta qualche dubbio e paura in più: ci toglierà lavoro? È pericolosa? È davvero attendibile?

Proviamo a rispondere a queste domande cercando di  capire cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale.

Cos’è l’intelligenza artificiale in termini tecnici

L’intelligenza artificiale è un ramo dell’informatica che cerca di produrre macchine (hardware) e sistemi (software) che simulino l’intelligenza umana: percepire, comprendere, apprendere e prendere decisioni.

A differenza della “informatica standard”, i programmatori di AI non producono software in cui ogni comportamento è previsto e programmato (e se non lo è, “è un bug”), ma producono algoritmi che sono tecniche di apprendimento: quindi un algoritmo che elabora un’enorme quantità di dati dai quali è il sistema stesso che deve derivare le proprie capacità di comprensione e ragionamento.

Il mezzo con cui un sistema di Intelligenza Artificiale “impara da solo” è il Machine Learning (o apprendimento automatico): al sistema vengono forniti un gran numero di dati (spesso Big Data) su cui lavorare.
Grazie a modelli matematici, statistici e non solo, il sistema riesce a estrapolare dei pattern o altri dati nascosti (probabilistici/previsionali) che non erano espliciti nei dati forniti.

Qui sta la capacità di imparare delle macchine: attraverso l’analisi dei dati, riesce a trovare nuovi dati (non forniti all’inizio) o nuovi pattern.

I dati di input forniti alla macchina e i risultati ottenuti possono essere o non essere supervisionati da un Data Scientist.
Da questa diversa impostazioni si hanno due tipi di Machine Learning: quello supervisionato e quello non supervisionato.

Una forma di Machine Learning avanzato è l’Intelligenza Artificiale Generativa (come ChatGPT, MidJourney ecc.): la loro caratteristica che più sorprende sta nel fatto che capiscono e “parlano” la nostra lingua; la interpretano e ci danno risposte sempre nel nostro linguaggio e non in un linguaggio di programmazione o in linguaggio binario.

Grafico dei gruppi e sottogruppi dell'intelligenza artificiale

Cos’è l’Intelligenza artificiale in termini meno tecnici

Prompt: rosso di sera

Come spiega molto bene il professor Stefano Quintarelli (membro del gruppo europeo per l’IA e pioniere di internet in Italia), l’intelligenza artificiale può essere spiegata più semplicemente tramite il proverbio “Rosso di sera, bel tempo si spera”.

A più o meno tutti è stato insegnato questo “algoritmo”: se abbiamo come dato un “tramonto rosso”, prevediamo il giorno seguente con cielo sereno.

Se abbiamo il dato “tramonto con nuvole nere”, prevediamo una giornata seguente come probabilmente piovosa.

Questa previsione la facciamo perché questa correlazione si ripete quasi sempre, quindi abbiamo appreso un “dato nascosto”: non è una previsione certa, ma il risultato di una correlazione estrapolata da una serie di dati.

L’intelligenza artificiale simula esattamente questa previsione: le vengono forniti miliardi di dati, cerca pattern e correlazioni e registra nuovi dati e attraverso questi fa delle previsioni.

Nel caso del Machine Learning supervisionato questo avviene sempre basandosi su dei parametri impartiti da un essere umano.

Screenshot del prompt "Rosso di sera" dato a ChatGpt e sua risposta.

L’intelligenza artificiale generativa non è tutta l’intelligenza artificiale

Se siete in un gruppo musicale e vi chiedono cosa fate, non rispondete che “suonate la musica”, ma che suonate (ad esempio) la chitarra.

Allo stesso modo se usate ChatGPT non state usando l’Intelligenza Artificiale, ma uno degli strumenti dell’Intelligenza Artificiale: un chatbot che usa l’IA Generativa.

La Redazione Osservatori Artificial Intelligence del Politecnico di Milano ha individuato 6 classi di applicazioni dell’IA, secondo la finalità di utilizzo:

  • Intelligent Data Processing (vedi soluzioni in ambito medico / farmacologico)
  • Virtual Assistant/Chatbot (vedi ChatGPT e altri chatbot)
  • Recommendation System (vedi gli algoritmi dei social network o degli e-commerce)
  • Natural Language Processing (vedi ChatGPT o i sistemi generativi di immagini e video come MidJourney)
  • Computer Vision (vedi il riconoscimento biometrico facciale degli smartphone)
  • Physical Solution (vedi guida autonoma, elettrodomestici intelligenti, robot autonomi)

Le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale però sono ancora molte e non tutte esplorate.

Grafico con le classi di applicazioni dell'IA secondoa Redazione Osservatori Artificial Intelligence del Politecnico di Milano

L’intelligenza artificiale è attendibile?

Il risultato di una soluzione di Intelligenza Artificiale non è il risultato di una calcolatrice: non calcola, fa previsioni “mescolando” i dati più probabili.

Riprendendo una delle domande iniziali: l’Intelligenza artificiale è attendibile?

La risposta è: probabilmente sì. Lo è quanto sono attendibili le previsioni del meteo.

La loro accuratezza dipende da chi fa le previsioni e su quali dati e modelli statistici si è basato per farle.

E nonostante la sicurezza espressa da strumenti come ChatGPT, i risultati vanno presi criticamente, non per verità appurate.

L’IA generativa ci ruberà il lavoro?

Esiste la paura che le IA ci sostituiscano completamente e che chi perderà il lavoro resterà con le mani in mano.

Ricordando che qualcuno queste intelligenze artificiali le deve costruire e mantenere, poi chi darà gli input nella maniera corretta ai vari generatori di risposte?

E chi controllerà che le “previsioni” fornite siano attendibili e adatte al bisogno a cui rispondere?

Le IA non ci ruberanno il lavoro, ma automatizzeranno o velocizzeranno dei compiti e probabilmente creeranno altri posti di lavoro specializzati in contesti più tecnici.

L’impatto socio-economico è possibilmente molto significativo, ma è importante sottolineare le responsabilità degli sviluppatori, delle organizzazioni e delle istituzioni che creano e finanziano queste soluzioni informatiche.
La responsabilità è ancora e sempre umana.

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    L’IA è pericolosa?

    L’intelligenza artificiale è solo una tecnologia e per questo non è pericolosa in sé, ma a seconda del suo uso consapevole o meno porta con sé dei rischi.

    Il suo utilizzo in campo medico e farmacologico è uno strumento potentissimo: basti pensare che un algoritmo basato sull”IA ha progettato un nuovo farmaco in 46 giorni contro gli 8 anni impiegata da un’équipe medica.

    Il suo utilizzo in altri ambiti e con meno supervisione, come ad esempio nel benessere mentale col caso del ChatBot Replika AI, può portare a conseguenze anche potenzialmente molto dannose.

    Per evitare i rischi, le soluzioni sono: istruire oculatamente gli algoritmi creati, supervisionarli e usare consapevolmente gli strumenti.

    Un po’ come i social network e l’energia nucleare: un uso mirato può essere fonte di grandi miglioramenti della qualità di vita, ma un abuso o un uso improprio può portare a conseguenze anche molto gravi.

    Controllo umano dell’intelligenza artificiale

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