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Sempre più utenti si affidano agli LLM (come ChatGPT) per ottenere risposte rapide. E anche Google si sta muovendo nella stessa direzione: con le AI Overviews, quasi tutte le informazioni che cerchi compaiono direttamente in SERP, senza dover visitare altri link.
Con l’arrivo della AI Mode integrata nella ricerca Google, lo scenario cambierà ancora una volta. E per chi promuove la propria presenza online, la domanda è semplice ma cruciale: qual è la strategia migliore quando è l’AI a dare la prima risposta? Scopriamolo.
Breve panoramica sulle AI Overviews di Google
Le AI Overviews sono risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google, mostrate in cima alla SERP (e non solo) per determinate ricerche. A differenza dei vecchi “risultati zero” non si limitano a selezionare un testo fisso da una fonte, ma “costruiscono” una sintesi informativa attingendo da più contenuti cercando di anticipare il bisogno dell’utente.
Questi snippet compaiono soprattutto per ricerche informative e commerciali (che in genere non menzionano un brand): ad esempio “come funziona la cessione del quinto”, “miglior smartphone sotto i 300 euro”, o “qual è la differenza tra probiotico e prebiotico”.

I contenuti che compongono la risposta generata dall’AI vengono tratti da un mix di pagine web e siti aziendali, articoli di testate autorevoli, forum online, foto/video e dataset addestrati su larga scala (per i quali Google dichiara di utilizzare solo fonti di qualità).
In Italia le AI Overviews risultano attive da marzo 2024, come parte dell’espansione globale del programma Search Generative Experience di Google. Se un utente non vuole visualizzare queste risposte, può forzare la disattivazione digitando “-ai” alla fine della query: un comando poco noto, ma utile per tornare a vedere una SERP “tradizionale”.

Come siamo arrivati alle risposte generate dall’AI?
Prima con i social, poi con l’AI generativa: rispetto alle classiche ricerche via link, il modo in cui oggi le persone cercano informazioni online si è evoluto verso modelli più rapidi e orientati alla sintesi. Sempre più spesso si vuole trovare una risposta pronta, chiara, senza scorrere decine di pagine o articoli interminabili. Le AI Overviews di Google nascono esattamente per questo – offrire un riassunto utile e veloce, già pronto nella SERP.
Ma questa comodità sta avendo un prezzo. Secondo una ricerca di Exploding Topics, oltre l’80% degli utenti che usa regolarmente strumenti di AI generativa nutre diversi dubbi sull’affidabilità delle informazioni (ma meno del 10% si prende il tempo di verificarle).

Il motivo per cui le AI Overview non sono sempre affidabili è tecnico, non etico: i modelli linguistici non comprendono i contenuti come gli esseri umani. Gli LLM generano risposte sulla base di associazioni tra concetti (o entità), senza cogliere sempre l’autorevolezza della fonte, il contesto in cui nasce un’informazione o la sua validità nel tempo.
Sin dai primi mesi negli USA, il lancio delle AI Overviews si è rivelato problematico: errori clamorosi hanno catalizzato l’attenzione pubblica e acceso un ampio dibattito. In risposta alle critiche Google ha intensificato lo sviluppo dei modelli e degli algoritmi di AI, con l’obiettivo di ridurre le distorsioni e garantire risposte sempre più affidabili.

L’impatto delle AI Overviews sul traffico dei siti web
Comprendere l’impatto delle AI Overviews sul traffico organico non è facile: anche con i migliori strumenti di tracciamento, al momento non esiste un modo preciso per distinguere tra ricerche con o senza risposta generativa (in Search Console i dati restano aggregati).
Eppure, qualcosa si è già visto: secondo un’approfondita analisi di Ahrefs, l’introduzione delle AI Overviews ha ridotto sensibilmente il numero e il tasso di click sui risultati organici. In alcuni casi, le pagine web in 1a posizione ricevono persino meno traffico rispetto a quando erano posizionate più in basso, ma in assenza di una AI Overview in testa.

Il fenomeno viene definito come “Great Decoupling”: aumentano le impression organiche, migliora la posizione media in SERP… ma click e CTR calano nel tempo. Una frattura sempre più evidente tra visibilità e traffico, che sta diventando la nuova normalità.
Parallelamente, nel mondo SEO si parla sempre più di “zero-click searches”: ricerche in cui l’utente trova ciò che gli serve direttamente sulla SERP, senza sentire il bisogno di approfondire. E in un contesto del genere, essere presenti non basta più.
È tutto perduto, quindi? O è l’inizio di una nuova fase?
È un dato di fatto: nonostante le trasformazioni in atto, le ricerche online continuano ad aumentare. Numeri alla mano, Google rimane il punto di riferimento globale: secondo i dati più recenti ogni giorno vengono effettuate oltre 8 miliardi di ricerche sulla piattaforma.

La SEO non sta morendo: si sta semplicemente evolvendo, ancora una volta, insieme ai comportamenti delle persone, e di conseguenza alle logiche dei motori di ricerca.
Chi sceglie di esporsi online oggi, sia come brand che come individuo, deve accettare una realtà complessa: la visibilità è distribuita su tutti i canali digitali. Siti web, social media, forum, newsletter, app, modelli di linguaggio come ChatGPT, Gemini o Perplexity: ogni spazio conta, ogni punto di contatto ha un ruolo nel processo decisionale dell’utente.

Ma non basta solo “esserci”: serve una presenza forte, coesa, riconoscibile e distintiva per davvero. Un brand capace di generare fiducia, interesse, autorevolezza, conversazioni e condivisioni: che sia rilevante per l’algoritmo, ma in primo luogo per le persone.
In un mondo dove l’AI può fare quasi tutto (ma spesso in modo mediocre) la differenza sta nella qualità di chi comunica: per emergere online serve una strategia di marketing integrata, e il supporto di professionisti in grado di trasformare la complessità in valore.
Il metodo Integreation Marketing di Antartika
La velocità con cui evolvono piattaforme e algoritmi impone un approccio nuovo, capace di unire metodo strategico, competenze tecnologiche e prospettiva d’insieme.
Per questo in Antartika abbiamo sviluppato il metodo Integreation: un modello che parte dalla definizione degli obiettivi, delle specifiche progettuali, delle pianificazioni e del budget, per coordinare in modo unificato la presenza su tutte le piattaforme digitali.
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