#Hashtag – Come utilizzarli in modo corretto?

copertina hashtag Antartika

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A cosa servono? Dove utilizzarli? In che misura? Scopri tutto ciò che ti serve sapere su questo importante strumento digital.

Introduzione

Assomigliano ai diesis delle note musicali, al cancelletto nelle tastiere dei telefoni, o a tanti piccoli campi da Tris. Eppure il loro utilizzo non interessa soltanto i musicisti, i centralinisti, o gli studenti annoiati in ultimo banco. Cosa sono questi famosi hashtag che tutti usano e di cui tutti parlano?

Dai più classici (#selfie #love, #photooftheday) a quelli diventati celebri per via delle battaglie a essi associate (#JeSuisCharlie, #BlackLivesMatter, #MeToo) fino a quelli più ironici e divertenti (#MaiUnaGioia): se hai un profilo social, e probabilmente anche se non ce l’hai, ti sarai già imbattuto più volte in questo particolare strumento di comunicazione. Ormai è infatti impossibile trovare un post Instagram o un tweet che non ne faccia uso.

Ideato quasi per caso, nel lontano 2007, da un avvocato di San Francisco appassionato di Twitter, questo particolare cancelletto è ormai diventato parte della cultura pop, tanto da entrare nei ritornelli dei tormentoni estivi (sì, siamo sicuri che “#Fuori c’è il sole” ha causato anche a te qualche disfunzione acustica).
Ma non dovremmo dimenticare che gli hashtag sono anzitutto uno strumento fondamentale per sfruttare al massimo le potenzialità dei tuoi canali social. Per questa ragione è importante imparare a conoscerli, per poterli utilizzare al meglio.

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    Cosa sono e a cosa servono?

    Costituiti da un cancelletto (in inglese “hash”) e da una parola, una piccola frase o una locuzione (rigorosamente senza spaziature), gli hashtag non sono un semplice vezzo, una moda o un mezzo per evidenziare certe parole all’interno del testo: usarli in questo modo non serve a nulla.
    Essi nascono invece con un’utilità ben precisa: quella di associare a un post una o più etichette (in inglese “tag”) che possano farlo comparire all’interno di una specifica ricerca da parte degli utenti.
    In tal modo, se voglio dire la mia su un argomento particolarmente discusso come potrebbe essere – che ne so – la finale dell’Eurovision, mi basterà aggiungere al mio tweet o al mio post l’hashtag #Eurovision. Così facendo il mio commento potrà essere letto da chiunque digiti “#Eurovision” nella barra di ricerca del social in questione.

    Non ci è voluto molto a capire che questo strumento poteva avere ottime applicazioni anche a livello di marketing. Spieghiamoci meglio con un esempio.
    Mettiamo il caso che io sia il Social Media Manager di “Più Gatti, Meno Sbatti”: un’azienda specializzata in prodotti omeopatici per animali domestici stressati. Questa settimana nel mio e-commerce sono arrivati i nuovi, golosissimi croccantini alla valeriana per criceti insonni e ho deciso di pubblicizzarli con un post dedicato su Instagram.
    Tralasciando in questa sede il pubblico che raggiungerei con un’eventuale sponsorizzazione, il mio post sarà visibile soltanto ai miei contatti o a chi cercherà nella barra di ricerca il nome del mio brand.
    Ma aggiungendo al copy del mio post alcuni hashtag (ad esempio: #Pets, #Omeopatia e #Criceti) potrò raggiungere un pubblico più vasto. Perché?

    Perché in questo caso il mio post sarà visibile anche a quegli utenti che cercheranno sulla barra di ricerca uno di questi hashtag, o nel feed degli utenti che, pur non essendo miei contatti, seguono uno di questi hashtag (su alcuni social come Instagram si ha infatti la possibilità di seguire anche gli hashtag, oltre agli account).

    Dunque, se penso che la mia buyer persona sia tendenzialmente qualcuno di interessato agli animali domestici e all’omeopatia, utilizzare hashtag come #pets o #omeopatia nei copy dei miei post può aiutarmi a raggiungere persone potenzialmente interessate al mio brand, che ancora non mi conoscono. Inizi a intuirne le potenzialità?

    Ma c’è un altro aspetto di cui tenere conto, ovvero il fatto che l’utilizzo degli hashtag può contribuire a migliorare l’ottimizzazione della tua pagina. Infatti, utilizzare sotto forma di hashtag alcune keyword rappresentative del tuo brand, può aiutarti a indicizzare al meglio il tuo profilo nel motore di ricerca di Instagram. Per approfondire questo punto ti rimandiamo all’articolo che abbiamo dedicato alla SEO su Instagram.

    Dove e in che misura utilizzarli?

    Bene! Ora che la funzionalità di questo strumento ti è più chiara, vediamo dove e in che misura è bene utilizzarlo.
    Nonostante il loro uso sia ormai sdoganato pressoché ovunque, non in tutti i social gli hashtag hanno la medesima importanza. Su LinkedIn e su Facebook il loro utilizzo non è molto diffuso, mentre è proprio su Instagram che essi sanno dare il meglio di sé.
    Per quanto riguarda questa piattaforma ci sono ben tre spazi in cui puoi inserire degli hashtag: nella bio, nei post e nelle stories.

    • Nella bio il consiglio è quello di usare pochi hashtag scelti tra le parole chiave che meglio caratterizzano la tua attività.
    • Nei post poi inserirne fino a un massimo di 30, ma secondo alcune ricerche è meglio utilizzarne all’incirca una decina e scelti con cura.
    • Nelle stories invece, puoi utilizzare fino a 10 hashtag. Anche qui però, il consiglio è quello di utilizzare solo quelli essenziali, senza esagerare.

    Leggendo questi consigli potresti rimanere sorpreso, perché spesso capita di trovare post che ne utilizzano in numero massiccio. Ma questa scelta può rivelarsi controproducente per almeno due ragioni.
    La prima è che l’utilizzo di troppi # può essere percepito come spam dall’algoritmo, che penalizzerà il tuo profilo anziché premiarlo. La seconda ragione è che l’utilizzo di troppe etichette denota un’incapacità di stabilire quali sono effettivamente quelle importanti per il tuo brand e rischia dunque di mostrare i tuoi post a utenti che non hanno alcun interesse verso i tuoi prodotti.

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      I Dieci Comandamenti per un buon Hashtag

      Di seguito vogliamo fornirti un decalogo di regole generali che potranno esserti molto utili quando andrai a scegliere e a inserire i tuoi tag, al fine di poterli sfruttare al meglio. Considerali come una sorta di “Dieci Comandamenti” da non infrangere se vuoi che il tuo post funzioni davvero.

      1. Non avrai altri hashtag al di fuori di quelli costituiti da caratteri alfanumerici: ricorda che spazi, punteggiatura e caratteri speciali non possono essere utilizzati, fatta eccezione per l’underscore (“_”).
      2. Non nominare gli hashtag nelle tue conversazioni private o quando rispondi ai commenti: è di cattivo gusto. Limitati a usarli nelle tre sezioni di cui abbiamo discusso sopra.
      3. Ricordati delle feste: in occasione di post dedicati a giornate mondiali, anniversari e festività, l’hashtag è quasi obbligatorio.
      4. Onora i tuoi clienti e sbircia i tuoi competitors: se alcune parole compaiono spesso nei loro profili e nei loro post, potrebbe essere un’ottima idea includerle tra i tuoi hashtag.
      5. Non uccidere Uccidi gli Hashtag inutili: ovvero elimina quelli troppo generici (#foto, #amore, #post), quelli troppo lunghi (#CroccantiniAllaValerianaPerCricetiInsonni), quelli che da soli non hanno alcun senso (#un, #per, #wow) e tutti quelli che per qualche ragione non ti convincono.
      6. Non commettere atti di spam: verifica che le parole scelte non siano associate ad account bot o a messaggi indesiderati: puoi farlo con diversi tool online, ma puoi anche digitare il tuo hashtag nella barra di ricerca e verificare se i risultati sono o meno in linea con i tuoi post.
      7. Non rubare troppi hashtag: è infatti importante usare anche parole o claim che caratterizzino in maniera unica il tuo brand (banalmente: il nome dell’azienda), accanto a parole più generiche, ma comunque tematizzanti.
      8. Non usare tag fuorvianti: ricordati che il tuo obiettivo è quello di aiutare gli utenti a contestualizzare la tua pubblicazione.
      9. Non desiderare la lingua d’altri: se il tuo mercato è soprattutto in Italia, non serve usare l’inglese solo perché “suona meglio”. Al contempo però, dal momento che non lavori per l’Accademia della Crusca, non serve tradurre in italiano qualsiasi hashtag, perché il volume di ricerca potrebbe risultare molto più basso.
      10. Non desiderare gli hashtag d’altri: ricordati che “popolare” non significa necessariamente “migliore”. Ciò vuol dire che anche se un hashtag è utilizzato da tutti potrebbe non essere affatto adatto al tuo brand.

      Un’ulteriore accortezza: Come abbiamo già detto dovresti usare nei tuoi post un giusto mix di tag generali (ma non fuorvianti), specifici e brandizzati. Alle volte però potresti trovarti di fronte ad alcuni dilemmi: “Meglio usare #criceto o #criceti? #omeopatico o #omeopatia?”.

      Come risolvere questi dubbi? È semplice: digitando nella barra di ricerca del social network i due hashtag tra cui sei indeciso potrai vedere quanto ognuno di essi è utilizzato e propendere per quello più conosciuto.
      Questo trucco ti può aiutare anche a valutare le tue scelte: ricorda che l’obiettivo è sempre quello di posizionare i tuoi post nella pagina “Popolari” di IG per un hashtag sufficientemente specifico e allo stesso tempo ricercato dagli utenti. Dal numero di volte che è stato usato (o “dimensione”) potrai allora giudicare se i termini che hai scelto sono validi o meno: gli hashtag utilizzati oltre 5 milioni di volte, oppure meno di 1000 (a eccezione di quelli brandizzati), non sono molto interessanti. I primi infatti non ci permettono di posizionare bene i nostri post, i secondi invece non saranno quasi mai ricercati dagli utenti.

      Ora che hai una migliore competenza di questo strumento digitale, non ti resta che iniziare a sperimentare sul tuo profilo aziendale le soluzioni più efficaci.
      Se vuoi qualche informazione in più o se hai bisogno di un aiuto per gestire le tue pagine social, contattaci all’indirizzo web@antartika.it!

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