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I microtesti all’interno del web sono quelle piccole frasi che guidano l’utente nella navigazione di un’interfaccia digitale. Con un’analogia possiamo dire che sono i cartelli stradali che guidano l’utente mentre percorre le strade del web.
Comprendono i testi dei bottoni, delle CTA, le etichette dei menù, i campi dei moduli, le pagine 404, per fare gli esempi più comuni.
La scrittura di questi testi è più sentita e studiata oltreoceano, tanto da aver creato un settore a sé, cioè lo UX Writing.
Per scrivere dei microtesti efficaci ci sono delle indicazioni molto utili che potrai leggere qui di seguito.
Cos’è lo UX Writing?
Partiamo dalla definizione: la User Experience Writing è la progettazione dei piccoli testi delle interfacce digitali che guidano l’utente attraverso la navigazione.
Non è copywriting: lo UX Writer non scrive per convincere, magnificare o vendere, ma per indirizzare, per accompagnare all’interno dello user journey.
Se lo UX Writing viene fatto bene, ha grandi risvolti sul piano commerciale e di brand.
Un esempio famoso è quello riportato dal team di UX Writing di Google al Google I/O 2017: cambiando microcopy da “Book a room” (“prenota stanza”) a “Check Availability” (“verifica disponibilità”), il motore di ricerca ha ottenuto un aumento del tasso di coinvolgimento del 17%!

Come si fa?
Per migliorare la qualità dei microtesti è utile usare un processo fatto di tre parti: analisi del progetto, analisi del target e progettazione del contenuto.
- Si studia lo user journey, ovvero il viaggio compiuto dall’utente all’interno del sito: quali parti legge, dove clicca, dove torna indietro ecc.;
- si crea una buyer persona, ovvero un profilo che rappresenta l’utente tipo: chi è? quanti anni ha? Che esperienza ha col web? Che dispositivo usa? ecc.;
- in punti mirati dello user journey si progettano dei microtesti e si prova a empatizzare con l’utente: in questo punto del sito di che informazione ha bisogno? Come posso scriverla in maniera che arrivi all’obiettivo?
Qualche regola per migliorare
Lo UX Writer ha a sua disposizione delle regole generali che lo possono aiutare nella progettazione di questi testi.
Un ottimo libro che spiega molto bene l’argomento e dà consigli molto validi è: “UX Writing, micro testi, macro impatti” di Serena Giust, da cui sono tratte alcune delle seguenti regole.
Uno UX Writer nel suo lavoro dovrebbe creare testi:
- chiari: usare parole e verbi semplici e preferire la forma attiva a quella passiva;
- con linguaggio naturale e informativo: evitare parole tecniche o, se sono necessarie, accompagnarle con una descrizione più semplice e naturale;
- mirati e convincenti: ogni microtesto deve essere funzionale al suo contesto e convincere attraverso “i trucchi del mestiere” (alcuni di questi “trucchi” li potete trovare sul nostro articolo su ciò che ci spinge a dire di sì);
- sintetici: parafrasando Steve Krug dal libro sull’usabilità “Don’t make me think!” bisogna omettere le parole inutili e quindi sbarazzarsi di più parole possibili (Krug era più drastico e parlava più in generale di intere pagine web: in queste, per la “terza legge di Krug sull’usabilità” scrive di sbarazzarsi di metà delle parole di ogni pagina e poi di sbarazzarsi delle metà di quelle che restano).
Regole fisse non ne esistono comunque, perché lo UX writing non è una scienza.
Bisogna tenere a mente che lo sviluppo tecnologico ha portato i siti web ad essere meno freddi e tecnici ma più umani ed emozionali.
Per questo il segreto per dei buoni microtesti è quello di provare ad anticipare il bisogno dell’utente e provare a soddisfarlo prima, un po’ come nelle ricerche su Google quando si sbaglia a scrivere una parola e si presenta il “forse cercavi…”.
Conclusione
All’interno di una strategia di marketing si può ottimizzare un sito web grazie a una progettazione accurata dei microtesti che guidino l’utente verso il suo obiettivo.
Se nel tuo progetto web sei interessato alla qualità anche di quest’aspetto, puoi contattarci via mail a questo indirizzo: web@antartika.it
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